CARLOS FRANÇA “O’REI DI POTENZA”, DA TERZINO A BOMBER DALLA FEDE INCROLLABILE

Il centravanti del Potenza si racconta: il quinquennio ligure, la “sua” Italia, le annate ricche di gol, il Pallone d’Oro di Serie D, il paragone con CR7, il calcio tra Brasile, USA e Spagna e, sopratutto, l’esperienza che gli ha cambiato la vita

La Spezia – Lo abbiamo raggiunto telefonicamente tra una sessione di autografi sulle proprie fotografie che lo ritraggono in azione per la gioia dei tantissimi tifosi rossoblu, di cui è diventato prestissimo il beniamino, e l’allenamento con il suo Potenza. Giunto alla quarta promozione consecutiva in Serie C della propria carriera italiana abbiamo potuto intervistarlo con una piacevole chiacchierate di circa mezzora. Lui è il bomber Carlos Caly França (nello splendido scatto di Tony Vece la sua meravigliosa rovesciata contro il Cerignola, ndr) brasiliano di Jaguariuna, mancino classe ’80 dal fisico statuario, dall’incredibile fiuto del gol e, soprattutto, dalla Fede incrollabile. “Atleta di Cristo“, un’associazione no profit di atleti professionisti appartenenti a varie discipline sportive, di ispirazione cristiana evangelica. Ci ha spiegato la sua scelta a seguito del brutto male scoperto prima dell’arrivo in Italia quando ha dovuto interrompere la propria carriera in Spagna tra i professionisti con Club Esportiu Europa, squadra di Serie C, all’età di 27 anni per un tumore alla colonna vertebrale vedendo sfumare le tante richieste dalla B iberica. Il ritorno in campo due anni dopo, a seguito di una lunga riabilitazione, avviene in Liguria, alla Caperanese dove l’incontro con mister Costanzo Celestini gli cambia la carriera. Da terzino sinistro, come giocava fin dai tempi del Santos, l’allenatore italiano ha l’intuizione di trasformarlo in un centravanti. Intuizione felice ed ecco una macchina da gol perfetta con 28 reti in altrettante partite e quel N°9 sulla schiena che non l’ha più abbandonato accompagnandolo in tutti i suoi 228 gol realizzati in IV Serie nelle nove stagioni italiane. Una chiacchierata in cui ci ha raccontato la “sua” Italia, la “sua” Liguria e le differenze del calcio che ha praticato tra Brasile, Usa, Spagna e, appunto, il Bel Paese.Buongiorno Carlos e benvenuto sulle nostre pagine virtuali. Dopo averlo fatto con la Triestina l’anno scorso si è ripetuto anche a Potenza vincendo nuovamente il campionato di Serie D. Che emozioni ha provato?

“Senz’altro provi delle emozioni spettacolari! Io poi vengo dalla quarta promozione in Serie C di fila dopo aver vinto il campionato a Cuneo, i play off con il Lecco, che in seguito per problemi societari è fallito non potendosi iscrivere, e nuovamente il campionato con la Triestina. Soddisfazioni bellissime in tutte e quattro le piazze, però viverle con la stessa intensità con cui l’ho vissuta a Potenza quest’anno non mi era mai capitato. Pensa che nel giorno della promozione in Serie C allo stadio erano presenti 7.000 tifosi. Senza togliere nulla agli altri posti in cui ho giocato, quest’anno è stato il campionato più emozionante e intenso che io abbia mai provato negli ultimi quattro/cinque anni.”

Dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, passando per Veneto, Piemonte e Lombardia, fino ad arrivare al sud italia in Basilicata con il Potenza ha attraversato tutta l’Italia “pallonara”. Che esperienze ti porti dietro?

“Cinque anni in Liguria, uno in Piemonte, uno in Lombardia, sei mesi in Veneto con il Legnago Salus, un anno in Friuli e ora al sud Italia esatto. Ho fatto in pratica tutto il nord e in ogni posto ho imparato tante cose dalle persone che ho conosciuto e dalla loro cultura. Un’esperienza di vita bellissima per me, per la mia famiglia e ritengo questa cosa una benedizione. Il calcio, oltre che essere il mio lavoro, mi dà anche queste opportunità e soddisfazioni di vivere in posti che nonostante si trovino tutti in Italia sono veramente diversi tra loro. Ogni luogo, ogni persona ci ha lasciato bellissime cose che portiamo dentro al nostro cuore.”

In particolare che ricordi ha della Liguria e delle squadre liguri in cui ha militato?

“La Liguria per me sarà sempre sinonimo di seconda casa. Ho vissuto in Liguria cinque anni da quando sono arrivato in Italia perchè mio cognato, Carlos Bodini, all’epoca militava nell’Entella e tramite la sua presenza sono approdato in Liguria. Lì sono nati entrambi i miei figlia, Gianluca e Giulia, entrambi all’ospedale di Lavagna. Ho conservato tanti amici che sento abbastanza spesso ed è un posto che abbiamo nel cuore. Sai a noi il mare piace parecchio e abbiamo passato degli anni bellissimi sia come famiglia, ma anche come lavoro con il calcio. Lavagnese, Chiavari, Caperanese e Rapallo Bogliasco sono “le mie” squadre, le prime dal mio arrivo in Italia. Insieme abbiamo fatto bellissime partite contro Sestri Levante, pure contro la Fezzanese quando abbiamo vinto l’Eccellenza ligure, contro l’Arenzano e la Sarzanese in Serie D. Conservo bellissime esperienze e bei ricordi di quegli anni.”

E’ un Atleta di Cristo, cosa significa questo per lei?

“Per me è un piacere essere identificato come “Atleta di Cristo” perchè è il mio scopo di vita. Il calcio per me è uno strumento per veicolare e trasmettere alle altre persone l’amore di Dio. Lo stesso amore che io ho provato un giorno quando ho conosciuto Gesù mettendo la mia vita nelle sue mani. Ho trovato Dio e il mio desiderio è quello di trasmettere questa cosa alle persone che ho vicine a me. Questo amore e questa forte esperienza che ho avuto è quello che mi ha fatto andare avanti e superare la malattia, il tumore che ho avuto. Sono stato due anni fermo nella mia carriera di calciatore quando militavo nella Serie C spagnola e sono tornato su un campo da calcio contro tutti i pronostici e quindi posso dire che Dio mi ha salvato. Sono contento di aver fatto questa scelta e di vivere in questo modo.”

Oramai ha la media di un gol a partita, o quasi, in Serie D. Come mai non hai mai tentato l’avventura tra i professionisti in Italia?

“Me lo chiedono in tanti e io rispondo sempre allo stesso modo: in ogni mia scelta mi ha sempre guidato il Signore. Il fatto di non andare in Serie C non è sempre stata la mia volontà. Io ho dovuto ricominciare daccapo la mia carriera in Eccellenza a quasi 30 anni, nonostante io abbia fatto bene anche nei primi anni l’interesse di squadre importanti di Serie D magari inizialmente non c’era. Negli ultimi quattro cinque anni ho avuto diverse offerte per trasferirmi C ad esempio dopo l’ultima stagione al RapalloBogliasco sarei dovuto andare al Barletta, ma la trattativa non andò a buon fine e addirittura il Febbraio successivo il Barletta fallì. A Lecco mi avevano chiamato all’Akgras in Serie C a Dicembre, ma mi ero fatto infortunato e poi esonerarono anche il mister che mi voleva. Quando scelsi Trieste sarei potuto andare pure al Piacenza, ma non sentivo pace in questa decisione e preferii indossare la maglia della Triestina. Insomma in queste decisioni io cerco di fare la volontà di Dio. Anche quest’anno a Trieste io ero rimasto, con contratto rinnovato, e avevo giocato in Coppa Italia e alla fine poi sono venuto a Potenza. Quando io sceglievo, Dio mi indirizzava e non posso che essergli grato per aver fatto questa scelta. Probabilmente la Serie C la giocherò con il Potenza nella prossima stagione.”

Lei ha militato in Brasile, negli Stati Uniti, in Spagna e infine in Italia. Che differenze ha trovato nelle varie tipologie di calcio praticato nei diversi paesi?

“Le differenze sono sostanziali. Ad esempio in Brasile è un calcio che punta tantissimo sulla tecnica e sul gioco individuale, dove tatticamente si lavora poco e dove magari a livello tattico o a livello di fase difensiva vedi degli errori nella massima serie che non vedresti neanche qui in Italia in Serie D. Negli USA io ho giocato nel 2008 nei Chicago Fire e il calcio ora negli Stati Uniti è cambiato parecchio rispetto ad allora quando si puntava tanto sull’aspetto fisico con una forte influenza del calcio inglese, tecnicamente normali, mentre di tattica non se ne sentiva praticamente parlare. In Spagna invece ogni squadra che mi trovavo ad affrontare era una squadra con giocatori molto tecnici. Squadre a cui piaceva giocare a pallone e giocare la palla. Poco lavoro a livello tattico, sulle palle inattive e sugli schemi, si giocava sempre a viso aperto per fare un gol più degli avversari e devo dire che mi sono trovato molto bene. In Italia per me è un mix degli altri tre paesi. Il calcio più bello e, diciamo, “più intelligente” che esiste. A me piacciono la tattica e gli schemi: mi sono identificato alla grande con questo calcio adattandomi molto velocemente. Posso dire che il calcio italiano è il mio calcio preferito.”

Ha vinto il Pallone d’Oro della Serie D. Che cosa ha significato per lei questo premio?

“Per me è una soddisfazione sorprendente! In alcune stagioni sono stato tra i primi cento, ma mai ero arrivato tra i primi dieci. Quest’anno sono stato eletto Pallone d’Oro grazie anche alla città e ai tifosi del Potenza, se non ci fossero stati anche loro a votarmi sarebbe stato più complicato vincere questo premio. Alla mia età, e probabilmente negli ultimi di carriera, non me lo sarei mai aspettato. Ringrazio per prima cosa Dio per questo successo, poi tutti i miei compagni, la società e i tifosi del Potenza.”

Un altro pallone d’Oro, Cristiano Ronaldo, ha segnato una fantastica rovesciata in Champions League contro la Juventus. Meglio quella di CR7 o la sua realizzata contro il Cerignola?

“E’ stato piacevole vedere che la Lega Nazionale Dilettanti ha messo quel piccolo sondaggio sulla propria pagina social con il paragone tra le due rovesciate. Hanno scelto la mia con tanti voti, sono stato sorpreso anche di questo e mi ha sicuramente fatto piacere e inorgoglito questo paragone con lui. Questo è stato veramente un anno sorprendete e bellissimo per me!”

GUIDO LORENZELLI
05/05/2018 16:00:00